Giu
14
Posted on 14-06-2008
Filed Under (italia, politica, privacy, protesta) by Mat on 14-06-2008

I politici italiani non smettono mai di stupire. Grazie anche a questa bella idea potranno coprire meglio i loro loschi affari, senza doversi più preoccupare di dire le cose al telefono.
Lo spacciano come un problema di privacy, e ci rinfacciano il risparmio sulla spesa pubblica. Ma per quanto riguarda la privacy è ben poco un problema essere monitorati dallo stato. Al giorno d’oggi tutto è controllato, che controllino anche le telefonate oltre a riprendermi per strada, a conoscere i miei itinerari tramite il cellulare, non è che cambi granché. E per quanto riguarda la spesa pubblica, beh, ci sarebbero tante cose su cui risparmiare, mentre su questo non risparmierei proprio. Mi parlano di lotta all’evasione fiscale, quando vogliono togliere queste intercettazioni.
Le intercettazioni telefoniche sono utili per scoprire qualunque tipo di frode o reato che è stato commesso o che si sta per commettere. Perché applicarlo solo a terrorismo, mafia e criminalità organizzata? Un crimine è sempre un crimine, e come tale va trattato. Il fatto è che sono scomode alla casta, perciò le vogliono togliere. In questo modo loro possono continuare a fare le loro schifezze senza preoccupazioni, e tutti gli altri crimini con che potrebbero essere evitati o penalizzati al processo grazie alle intercettazioni, ne risentiranno.

Leggi su beppegrillo.it l’opinione di Marco Travaglio

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Ecco l’ultima sfavillante novità del nostro paese (sì, paese e non Paese perché non meritiamo neanche più la maiuscola), i nostri redditi sono stati pubblicati online per quasi una giornata. E come era ovvio che fosse non è bastato bloccare il sito, perché quando la frittata è stata fatta c’è poco da fare.
E’ la più grossa cretinata che lo stato potesse fare, non ci vedo nulla di democratico (come dice Visco a proposito) in tutto questo. Perché mai tutti devono conoscere i redditi degli altri? Certo che è bello farsi gli affari degli altri, però lo è un po’ meno quando gli altri si fanno gli affari tuoi. Un conto è pubblicare i redditi dei politici, che sono a tutti gli effetti dipendenti dei cittadini italiani e sono pagati con le nostre tasche. Un conto sono i redditi dei cittadini, che lavorano sodo (al contrario dei politici che non fanno altro che polemiche e buttare nel cesso i nostri soldi). I nostri redditi sono cose private, fanno parte di quell’insieme di dati che nessuno ha piacere e soprattutto il dovere di divulgare. No, NON E’ DEMOCRAZIA. Democrazia è dare a tutti gli stessi diritti, la stessa libertà di scegliere, la libertà di pensiero. Non è sputtanare gli affari di tutti, compresi altri dati personali come la residenza, il telefono e così via.
Il Garante della Privacy non era neppure stato interpellato. La cosa non mi sorprende, però peccato che prima di fare un gesto del genere forse sarebbe stato meglio chiedere un minimo di autorizzazione. Ma dico, solo pensarla una cosa del genere. Viviamo in uno stato in cui oramai anche per andare in bagno ci fanno firmare il consenso per la privacy. Per iscriversi da qualsiasi parte, perfino per mandare i curricula alle aziende dobbiamo acconsentire al trattamento dei nostri dati (e se mando il curriculum non è che lo mando per non farlo leggere o non farmi assumere). I nostri dati dovrebbero essere più al sicuro che in cassaforte con la legge sulla privacy. Invece no, con una fantastica trovata l’agenzia delle entrate (sempre minuscolo) dice a tutti chi siamo, quanto guadagnamo e prefino dove abitiamo, così se un malitenzionato vuole venire a trovarci ha la strada spianata. Ci manca solo la piantina della casa e il numero e il posto degli allarmi installati, poi è fatta. Ah dimenticavo, anche gli orari in cui la casa è vuota. Possono tornare utili.
Si parla di trasparenza. Ma trasparenza per chi? Per tutti gli altri di farsi gli affari degli altri! A che scopo? Ci vorrebbe più trasparenza per esempio sulle cose che compriamo, che impastate nelle più svariate offerte tranello, ci fregano. Chi ha bisogno di trasparenza sulla propria vita privata? Nessuno.
Invece di fare il loro cazzo di lavoro i politici non fanno altro che fare leggi-porcate (come aveva definito un politico una legge fatta da lui stesso, non ricordo se Calderoli o Gasparri) e basta. Viviamo proprio in un paese che sta andando alla deriva, peggio non si può.

No alla colonna infame

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Gen
15
Posted on 15-01-2008
Filed Under (e-mail, newsletter, privacy, spam, trucco) by Mat on 15-01-2008

Mi pervengono ancor oggi e-mail di massa, mandate anche all’amico disperso in Cambogia, messaggi che pullulano di indirizzi e-mail come piovesse a dirotto.
Forse non tutti hanno piacere di far conoscere il proprio indirizzo e-mail pressochè a chiunque e probabilmente pochi evitano di spammare in questa maniera utilizzando la Copia Conoscenza Nascosta.
La Ccn (o Bcc in inglese) permette di mandare una copia del messaggio agli indirizzi indicati, senza che questi compaiano tra i destinatari visibili. Indi per cui, se dovete mandare un e-mail di massa non usufruendo di un servizio di newsletter, la cosa più corretta da fare è mandare il messaggio con:

A: la propria email
CCn: la sfilza di e-mail a cui volete realmente inviarla

In questo modo si riceverà una copia della mail (inutilmente, ma è obbligatorio specificare almeno un destinatario nel campo A) che basterà cancellare, e tutti i reali destinatari leggeranno la mail vedendo solo il tuo indirizzo, senza venire a conoscenza di tutti gli altri, compreso quello del tuo amico disperso in Cambogia.

Chi vuole invece inviare delle newsletter deve disporre di un servizio dedicato (a pagamento), dove questo problema di spam non si verifica in quanto verrà visualizzato solo l’e-mail della newsletter (tipo newsletter@provider.it) e nessun indirizzo personale.

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